"Nella realtà del capitalismo, diversamente da quanto ritenuto comunemente, non conta tanto la competizione sul prezzo quanto la competizione sui nuovi prodotti, sulle nuove tecnologie, sulle nuove fonti di approvvigionamento, sulle nuove forme di organizzazione."

Joseph A. Schumpeter (1883 - 1950)

19 LUGLIO 2009

LA TERRA TRA I DUE FIUMI



Confesso che quando ho aderito alla richiesta della Provincia di Cremona di partecipare ad un lavoro approfondito di analisi stategico-sociale-economica del Casalasco, come prolungamento dell’analogo lavoro che avevamo già condotto sul Cremasco, ero preoccupato. Si trattava di un territorio che non conoscevo affatto e che, dai primi commenti raccolti, sembrava caratterizzato da una tendenza alla chiusura, all’isolamento, all’individualismo, e da un’identità fragile e frazionata dall’attrazione verso le forti province limitrofe. Il primo incontro per presentare il lavoro ai sindaci del territorio, non fu né confortante né incoraggiante. La mia preoccupazione si basava sul timore di non riuscire a dare un contributo utile e convincente, a trovare una chiave di lettura convincente.

Ma man mano che procedevamo nell’analisi le preoccupazioni svanivano. Perché ben presto capimmo che il territorio del Casalasco, la terra tra i due fiumi, è un territorio di grande valore ambientale, naturalistico, paesaggistico, storico e culturale; che la economia del Casalasco è dotata di grande potenzialità; e che molte cose già realizzate testimoniavano che l’individualismo e la chiusura erano più un mito che una realtà. La chiave di lettura di fondo doveva essere quella di aiutare il territorio e la sua popolazione a prendere coscienza del proprio valore. Oggi il Casalasco si sente terra di frontiera, frazionata dall’attrazione verso le forti provincie contigue. Ed invece, man mano che si procedeva nella conoscenza del territorio, noi scoprivamo che esiste un “Sistema Casalasco”, un’identità equilibrata e profonda, anche se non adeguatamente percepita, che il casalasco non è terra di frontiera ma terra di mezzo, terra di unione, scrigno che conserva alcune delle più preziose doti che hanno caratterizzato la grande civiltà lombarda. Prendere coscienza di queste doti, valorizzarle, attualizzarle, senza perderle o tradirle, questo è il compito, la vocazione, direi il dovere morale, della sua popolazione. Innanzi tutto il Casalasco, che secondo il Prof. Salamini, conta su una delle terre più fertili del mondo, deve credere profondamente al ruolo positivo e in aumento di un’agricoltura moderna e nelle specializzazioni produttive delle quali sono già buon esempio il florovivaismo e la coltivazione del melone. Credere in un’agricoltura moderna vuol dire investire in centri di ricerca, sperimentazione, formazione, mostre e fiere. Vuol dire fare cultura agricola, fare impresa in agricoltura. Se posso indicare un esempio penso alla Franciacorta che da terra di contadini povera ed a mediocre vocazione vinicola, è stata trasformata, in quarant’anni, da alcuni audaci e competenti imprenditori agricoli, cha hanno agito in fruttuosa collaborazione con intelligenti amministrazioni locali, in una zona vinicola specializzata, tra le più interessanti, note e ricche d’Europa, realizzando una stretta simbiosi e reciproca valorizzazione tra prodotto e territorio, tra agricoltura e approccio imprenditoriale.

In secondo luogo, e i due aspetti si fondono, il Casalasco deve conoscere e credere nel grande valore del suo territorio, caratteristica terra tra i due fiumi, valore naturalistico, ma anche civile, culturale, turistico, economico. Noi abbiamo suggerito una grande azione di valorizzazione del territorio e di marketing territoriale, attraverso itinerari idonei, ecomusei, percorsi ciclistici, agriturismi e attraverso una campagna prolungata di comunicazione, professionalmente gestita, e che deve essere alimentata da una convinzione profonda.

In terzo luogo , il Casalasco deve riscoprire la sua industria, una realtà che sembra sfuggire alla lettura di coloro che risiedono e vi operano quotidianamente. I rapporti tra industria, territorio, amministratori devono svilupparsi e diventare più stretti e collaborativi. Nei decenni scorsi si è sviluppata in molti paesi una visione, culturalmente distorta, che ha posto l’industria in posizione quasi necessariamente in conflitto con il territorio e con l’ambiente. Oggi questa visione è, per fortuna, in gran parte superata. L’industria intelligente ha capito che non può avere successo duraturo impoverendo e rovinando territorio e ambiente, ma che esiste simbiosi tra successo dell’industria e buona salute e successo del territorio e dell’ambiente. Il Casalasco non è solo agricolo, ma può contare su alcune industrie di qualità. Coinvolgerle nello sviluppo strategico del territorio non è solo possibile, ma auspicabile e reciprocamente utile. E’ evidente poi che un filone su cui puntare con particolare convinzione, è l’industria agroalimentare, della quale il Consorzio Casalasco del Pomodoro è esempio importante.

In quarto luogo il Casalasco deve essere vigile affinché i, pur necessari, miglioramenti e rafforzamenti dei collegamenti e della mobilità, non si traducano in opere che ne sfregino profondamente il territorio, privandolo proprio di quelle caratteristiche che ne sono il pregio principale.

In quinto luogo vanno rafforzate le collaborazioni, già in atto, tra i vari soggetti interessati ai servizi pubblici e allo sviluppo del territorio (Consorzio Forestale Padano, Casalasca Servizi, Consorzio Casalasco Servizi Sociali, Gal Oglio Po, Reindustria).

Questo lavoro comune è prezioso non solo in chiave di efficienza, ma in chiave di identità. L’identità comune si crea non con le prediche od i discorsi politici, ma lavorando insieme, su temi comuni. Ciò facendo, infatti, si impara a vedere le cose in chiave più generale e non sotto il solo profilo del proprio particolare.
Questi i punti salienti (ma numerosi altri emergono dall’analisi; come il suggerimento di un “progetto energia”) di un lavoro che ci ha sempre più interessato e coinvolto e ci ha permesso di collaborare con persone di valore, come tutti i valorosi e appassionati membri del Comitato strategico e del Comitato operativo.
Un’unica preoccupazione sopravvive: che il lavoro svolto venga considerato un punto d’arrivo e non, come deve essere, un punto di partenza. Nel primo caso verrà archiviato in qualche biblioteca, a futura memoria. Nel secondo caso varrà come una traccia, forse non inutile, per i vecchi e nuovi amministratori, per gli operatori, per i cittadini che amano la loro terra e vogliono contribuire al suo sviluppo; uno sviluppo che sia integrale, equilibrato, sostenibile.

Nel secondo caso noi sosteniamo, come utile, l’istituzione del Circondario come luogo di confronto e sintesi delle istanze politiche locali nei confronti del territorio stesso e delle istituzioni sovraordinate.

Riteniamo anche utile e raccomandiamo che, sul piano operativo, sia mantenuto in vita il Gruppo di lavoro che ha condotto l’analisi (sia come Comitato strategico che come Comitato operativo), magari allargando ad altri soggetti interessati, per dare continuità all’azione impostata.


Un’ultima osservazione, controcorrente. Sono proprio analisi territoriali come queste che rafforzano in me una mia radicata convinzione. La Provincia è, per la strategia, lo studio e la gestione di territori culturalmente, socialmente ed economicamente omogenei ma che provincia non sono, come, ad esempio il Casalasco, il Cremasco, la Valcamonica, la Val Trompia, la Valtenesi e simili, il soggetto più utile ed indicato. Analisi di questo tipo non possono essere impostate e condotte a livello di Regione che, sotto questo profilo, è distante dal territorio come lo Stato centrale, e sarebbe molto difficile impostarli a livello di singoli comuni, sia pure consorziati, senza il collante della Provincia. Lungi da essere ente da sopprimere come ente inutile la Provincia è ente da potenziare come soggetto intermediario e di coordinamento essenziale tra il singolo comune e le esigenze di un territorio più ampio ma omogeneo.

Brescia, 19 luglio 2009
 
MARCO VITALE
SCARICA IL DOCUMENTO IN FORMATO PDF